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The vermilion Shinkyo bridge arching over the green Daiya River at the forested entrance to Nikko
Come funziona il GiapponeDi Kei · Nato e cresciuto in GiapponeAggiornato 14 min di lettura

Vale la pena andare a Nikko? Dipende da quale Nikko scegli

Nikko si trova a nord di Tokyo, a circa 2 ore con i treni più veloci, e nelle discussioni tra viaggiatori ricorre la stessa domanda: vale la pena dedicarle un giorno intero, tra andata e ritorno? Nelle voci che abbiamo raccolto i giudizi vanno da un estremo all'altro. Per alcuni è stato il momento più bello del viaggio in Giappone, o il posto che hanno amato di più in tutto il paese, e c'è chi scrive che «è stato il viaggio peggiore delle nostre tre settimane in Giappone». Sono vere tutte e due le cose, perché sotto lo stesso nome i due gruppi hanno fatto due viaggi diversi.

Leggendo le voci, la risposta è abbastanza chiara. Pochi rimpiangono i santuari in sé: quello che si rimpiange è la giornata costruita intorno a loro, fatta di corse, di folla e di troppe cose infilate in poche ore. Questa parte la scegli tu, e qui sotto trovi tutto quello che serve per farlo.

Ne vale la pena? (con le parole dei visitatori)

Abbiamo raccolto le voci di viaggiatori stranieri su Nikko e le abbiamo lette con una sola domanda in mente: ne è valsa la pena? Ogni voce conta una volta sola, e nel termometro qui sotto vedi come si distribuiscono.

Ne vale la pena: i santuari, la foresta
58%
Dipende: da quanto corri, dai templi già visti altrove
31%
Delusione: giornata affollata e di corsa, stagione sbagliata
11%
Chi sono queste voci: Viaggiatori stranieri che scrivono su Reddit, nelle discussioni in cui ci si chiede se Nikko valga il viaggio. Molti raccontano la propria visita, altri danno consigli su come organizzarla. Le voci sono 178, distribuite come vedi sopra. È una raccolta di voci, non un sondaggio.

Nella barra rossa ci sono 19 voci, e in 9 di queste il problema sono la folla e il traffico, quasi sempre in un fine settimana o in un giorno festivo d'autunno. Di quelle 9, ben 5 vengono da un'unica discussione e raccontano lo stesso weekend festivo d'autunno: chi scriveva voleva salire sulle montagne oltre i santuari, verso il lago Chuzenji, le cascate Kegon e la palude di Senjogahara, e sulla strada di montagna il traffico si è fermato del tutto. Da lì viene anche la voce delusa più votata di tutta la raccolta: «Almeno ho raggiunto Nikko e ho visto da lontano le montagne bellissime, ma in realtà è stata una giornata sprecata.» Nel resto del messaggio racconta una delusione enorme, anche perché il sentiero di Senjogahara era una delle cose che aspettava di più.

Nella stessa discussione un'altra persona, la cui voce sta nella barra centrale e non in quella rossa, scrive: «Ho fatto una gita in giornata a Nikko quando non c'era nemmeno così tanta gente, a metà settimana, ed è stato comunque un caos. Lascia perdere la gita in giornata, a meno che tu non prenda il primo treno (quello delle 7).»

Le altre voci deluse sono di tre tipi. Per 4 Nikko è troppo lontana da Tokyo per andarci in giornata. Altre 4 se la prendono con il posto in sé: la cittadina un po' trascurata, il cemento intorno alle cascate, templi che sembravano tutti uguali, il biglietto da pagare a ogni santuario e tempio. Le ultime 2 non spiegano il perché.

Tra le voci verdi, quelle che raccontano il proprio viaggio parlano sia di gite in giornata sia di notti passate a Nikko. Chi è andato in giornata ed è tornato contento, per lo più, si è tenuto nella zona dei santuari. «Ero a Nikko circa una settimana e mezza fa e mi è piaciuta moltissimo», scrive qualcuno. «Avevo un giorno solo, quindi ho lasciato perdere le cascate. C'era tantissima gente, ma se parti abbastanza presto e ridimensioni le aspettative, va bene.» Secondo un altro commento «già solo i siti Patrimonio dell'umanità bastano per una gita in giornata», e una terza persona definisce il Nikko Toshogu «uno dei templi più splendidi di tutto il Giappone».

Nella barra centrale il tema che torna è il tempo: quanto concederne a Nikko, se andarci in giornata o fermarsi una notte, se fare tutto di corsa oppure no. Lo dice anche una voce verde, di una persona che a Nikko ha passato due notti: «Nikko vale la pena; è uno dei posti che ho preferito tra quelli che ho visitato.» Aggiunge che per chi ama templi e natura è un posto bellissimo, e poi: «Detto questo, ho dormito lì due notti e non ho idea di come chi va in giornata riesca a godersi davvero qualcosa. Dev'essere una corsa continua.»

Più che chiedersi se Nikko valga la pena, quindi, conviene chiedersi quale Nikko provare a vedere.

Due viaggi diversi con lo stesso nome

In pratica, quando si dice Nikko si parla di due viaggi.

Il primo è quello dei santuari e dei templi Patrimonio dell'umanità: il Toshogu e i suoi vicini, il santuario Futarasan e il tempio Rinnoji. Qui trovi il portale coperto d'oro, lo Yomeimon, le tre scimmie, la foresta di cedri e la scalinata di pietra che sale fino alla tomba di Tokugawa Ieyasu. È tutto vicino alla stazione, ci arrivi in autobus o anche a piedi, ed è un viaggio su cui puoi contare, che va ancora meglio se parti presto. Delle 19 voci deluse, solo 4 se la prendono con il luogo e non con il viaggio.

Il secondo Nikko sta più in alto, in montagna, con il lago Chuzenji e le cascate Kegon. Ci si arriva percorrendo l'Irohazaka, una strada con 48 tornanti. Il paesaggio è bellissimo, ma quando lungo la strada è il momento dei colori dell'autunno, da metà ottobre a inizio novembre, il traffico si intasa: gli autobus quasi non si muovono e, nel giorno sbagliato, puoi passare ore in coda. Conviene considerarlo un viaggio a parte. Chi racconta una giornata rovinata aveva aggiunto le montagne ai santuari, tutto in un unico giorno di corsa.

Vista dall'alto su un tornante dell'Irohazaka, circondato da un bosco dai colori autunnali, con creste di montagne in lontananza
Un tornante dell'Irohazaka nei colori dell'autunno: è la strada da 48 curve che sale al lago e alle cascate.Photo by Raita Futo / CC BY 2.0 / Wikimedia Commons

Come vivono Nikko i visitatori giapponesi

Ecco cosa scrivono i visitatori giapponesi, nelle loro recensioni, degli stessi santuari e templi. Anche qui ogni recensione conta una volta, e la distribuzione è questa.

Un luogo prezioso: edifici e intagli grandiosi, la salita ne vale la pena
71%
Dipende: dalla folla, dal momento della visita
21%
Delusione: la folla, il personale di biglietterie e sportelli
8%
Chi sono queste voci: Visitatori giapponesi, nelle proprie recensioni su Jalan del Toshogu e dei luoghi vicini: il santuario Futarasan, il tempio Rinnoji e il Taiyuin. Le recensioni sono 89, distribuite come vedi sopra. È una raccolta di voci, non un sondaggio. Sono recensioni di persone che avevano già scelto di visitare il luogo, quindi le opinioni positive sono naturalmente sovrarappresentate.

Le due barre rosse sono entrambe corte: l'8% tra i giapponesi, l'11% tra gli stranieri. La delusione, quindi, non nasce da un malinteso degli stranieri e non è nemmeno un segreto noto solo ai giapponesi. Da una parte e dall'altra la lamentela più frequente riguarda la folla. Le recensioni giapponesi che non arrivano a un elogio pieno sono 26, e in 12 di queste si parla di folla, code, parcheggio o di un luogo diventato troppo turistico. Una parte di tutto questo si può evitare, scegliendo bene il giorno e saltando la lunga fila per i biglietti.

Così scrive, nella sua recensione, una persona sulla quarantina: «Ho visitato il santuario il pomeriggio del secondo giorno di un ponte di tre giorni, e sia il parcheggio sia il complesso erano affollatissimi. Anche la coda per pagare l'ingresso era lunghissima, quindi consiglio di comprare in anticipo il biglietto elettronico e di andare la mattina presto.»

Una donna sulla cinquantina ci è andata durante il ponte di tre giorni di ottobre, con i biglietti già comprati. Racconta che nella sala del Drago piangente il personale del banco degli amuleti chiamava a gran voce i visitatori, sovrapponendosi all'addetto che stava spiegando. Scrive: «Per comprare il biglietto del giorno stesso c'era una fila interminabile, quindi, soprattutto nei giorni festivi, consiglio di prenderlo in anticipo.» E più avanti: «Mi è sembrato che una volta fosse un po' più tranquillo e solenne. La prossima volta penso di andarci in un giorno feriale.»

Nella barra rossa dei giapponesi c'è anche dell'altro: 3 delle 7 recensioni parlano di un'accoglienza brusca a una biglietteria o allo sportello di un santuario.

Anche qui, però, la maggior parte delle recensioni è affettuosa, con il verde al 71%. C'è una cosa che nelle foto non si vede, ed è la salita. Nikko è costruita sul fianco di una montagna, su ripide scalinate di pietra. Le scale compaiono soprattutto nelle recensioni soddisfatte, e nessuna recensione della barra rossa se ne lamenta. Su Jalan qualcuno sulla sessantina la racconta così: «Le scale sono tante e ripide, e credo che con l'età diventino dure. Ce l'ho fatta a salire a fatica, ma penso di aver fatto bene a non rinunciare a metà. È un posto in cui, salendo e visitandolo, si scoprono molte cose.» È un luogo a cui le persone sono affezionate e la salita vale la fatica: ti basta portare scarpe adatte a camminare su gradini ripidi.

Una lunga scalinata di pietra, ripida, tra alti cedri, che sale verso la tomba dello shogun (Okumiya) al Toshogu
La salita di cui parlano i visitatori giapponesi nelle recensioni: gradini di pietra tra i cedri fino alla tomba dello shogun.Photo by KimonBerlin / CC BY-SA 2.0 / Wikimedia Commons

Cosa sapere prima di andare

L'oro e gli intagli sorprendono anche i visitatori giapponesi. Nella recensione del vicino Taiyuin, una visitatrice sulla cinquantina descrive una sala principale dorata ovunque, soffitto e pareti compresi, e ne ricava un'impressione di grande sfarzo. Un'altra recensione, di una persona sulla sessantina, si ferma sulle colonne del portale Yomeimon restaurato: «Mi ha sorpreso che le colonne dello Yomeimon fossero bianche», e poi «Mi è sembrato molto diverso da Nara e da Kyoto.»

Tutto questo è voluto. Il Toshogu è il santuario e la tomba di Tokugawa Ieyasu, il primo shogun Tokugawa, che qui è venerato come una divinità. Gli edifici principali che vedi oggi furono ricostruiti dal terzo shogun, Tokugawa Iemitsu, in suo onore, e molti sono rivestiti di foglia d'oro. Se vuoi sapere perché si arrivò a ornare d'oro una foresta per un solo uomo, la storia è nella guida di Nikko. Se la conosci prima di partire, l'oro ti sembrerà toccante più che vistoso.

I restauri sono frequenti, e può capitare di trovare impalcature o teli che coprono parte di un edificio. Il portale Yomeimon, per esempio, è stato restaurato per 4 anni, con circa 240.000 fogli d'oro applicati di nuovo. Trovare una parte coperta delude un po', lì per lì, ma è grazie a questi lavori che un santuario di circa 400 anni brilla ancora.

Se il tuo vero obiettivo sono il lago e le cascate, dedica loro una giornata a parte, e se puoi fermati a dormire sul lago Chuzenji. Tra le voci raccolte, il modo più comune in cui la giornata va storta è proprio questo: santuari e montagne schiacciati tra il treno di andata e quello del ritorno.

Come organizzare una buona giornata a Nikko

Mettendo insieme quello che scrivono stranieri e giapponesi, si arriva agli stessi pochi consigli.

  • Prima di partire, decidi quale Nikko vuoi vedere. I santuari e la foresta si visitano bene in giornata, senza fretta; per le montagne è meglio fermarsi una notte. Mettere tutto in un'unica giornata di corsa è quello che accomuna le giornate peggiori.
  • Arrivare presto e comprare il biglietto in anticipo ti semplifica molto le cose. Il complesso apre alle 9:00 e la prima ora è la più tranquilla, mentre per il biglietto del giorno stesso c'è chi ha fatto quasi un'ora di fila. Sono anche i due consigli che i recensori giapponesi danno più spesso: arrivare presto (11 recensioni su 89) e comprare il biglietto online prima di partire (6 su 89).
  • Se nei tuoi piani ci sono le montagne, evita i fine settimana e i giorni festivi d'autunno, quando l'Irohazaka si blocca. Nei giorni feriali i santuari sono più tranquilli, anche se in alcuni giorni si riempiono di gite scolastiche. Una persona che prima di partire non sapeva se ne valesse il tempo ha scritto: «Ho visitato Nikko un mercoledì di febbraio, freddo e piovoso, e c'era pochissima gente.» E più avanti: «Ripensandoci, è stata una delle cose più belle che ho fatto in Giappone.»
  • Anche la stagione conta. I colori dell'autunno cambiano con l'altitudine: le montagne intorno al lago si colorano da metà ottobre, i santuari solo tra inizio e metà novembre. Chi arriva in pieno inverno, con gli alberi spogli, aspettandosi le foglie rosse resta deluso. Una persona che ha visitato Nikko d'inverno, con le foglie ormai tutte cadute, scrive «Nikko non mi è piaciuta per niente», e aggiunge che in altri periodi dell'anno andrà meglio. Per scegliere il periodo puoi leggere quando andare in Giappone.
  • Per la salita servono scarpe comode: una scalinata di pietra porta fino al santuario interno, dove si trova la tomba di Ieyasu. Una persona, parlando di templi e santuari, osserva che più in alto c'è poca gente: «soprattutto se visiti anche quelli un po' più in alto, non c'è quasi nessuno (tutti i tour e le scuole visitano solo i più grandi)».

Con queste scelte, la giornata tende ad assomigliare a quelle delle recensioni soddisfatte e non a quelle di chi è rimasto bloccato nel traffico. Il rischio non sono i santuari: è la giornata intorno a loro che va organizzata, e quella la decidi tu.


Stai ancora decidendo quali luoghi famosi meritino davvero un posto in un viaggio breve? Comincia da cosa conta davvero in Giappone. Se invece vuoi conoscere tutta la storia dello shogun diventato divinità, delle tre scimmie e della salita fino alla tomba, la guida audio di Nikko si trova qui sotto, subito dopo questo articolo.

Fonti

WMJS è scritto in Giappone da un giapponese che vorrebbe farti conoscere un po' meglio il suo paese, e portato in italiano con l'aiuto dell'IA. Rileggiamo ogni pagina, ma l'italiano non è la nostra lingua madre. Se una frase suona strana, diccelo. Basta una frase.

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